L’attore, ora regista, racconta il suo metodo di lavoro e una sua difficoltà.

(ASI) Attraverso una serie di provini, Sergio Rubini ci fa comprendere in un cortometraggio come è il suo modo di lavorare con gli attori. E’ un regista atipico, che nasce come attore e per questo cerca sempre di portare al massimo i suoi intepreti, confortandoli e dando per presupposto che possano arrivare dove vuole lui. Scamarcio afferma che ti fa sentire invincibile e le persone sconosciute che poi ha portato sul set riconoscono che si riesce attraverso il regista pugliese a superare insicurezze e timidezze. Ma per ogni caso c’è l’eccezione e nel provino fatto al padre, Rubini si agita e s’innervosisce. Il regista definisce un abominio prendere il posto del padre mentre quest’ultimo quello del figlio. Poiché per la recitazione le parti s’invertivano, non riusciva a superare le sue difficoltà e a essere oggettivo. Ma può un istrionico come Rubini a superare questo ampasse? Chi conosce le opere sa già la risposta, ma per chi non lo sapesse il cortometraggio fa capire questo e che cosa significhi essere un attore.

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