(ASI) A ricordo di un evento prodigioso fu apposta sulla facciata di Porta Troia a Lucera una lapide che cosi’ recita:

DA QUESTE ANTICHE MURA
NEL MARZO DEL FATIDICO 1799
MADDALENA CANDIDA MAZZACCARA
BELLA AUDACE GUERRIERA
NEL NOME DELL'AUGUSTA PATRONA
MOSSE
A PIEGAR LA FURENTE IRA DELLE TRUPPE FRANCESI
AL SACCO E FUOCO DI LUCERÀ LANCIATE
VINDICI Di SANFEDISTICO DELITTO
VINSE
E LA PATRIA DI ADOZIONE FU SALVA
MCMXLVIII

mazzaccaramadE’ di Maddalena Candida Mazzaccara che parliamo! (1757-1803) .La duchessa Maddalena Mazzaccara vide la luce nel palazzo avito a San Domenico, in Napoli, nel 1757, terzogenita di Pietro , duca di Ripacandida e di Castel Garagnone e della contessa Anna Marchant d'Ansebourg dei duchi della Rouvendière. Nel 1782 andò sposa a don Vincenzo Candida, patrizio lucerino. Donna di grande cultura e di idee liberali,fu ottima sposa e madre. Riuniva nel suo salotto quei pochi lucerini che, come lei, speravano nella libertà opponendosi alla tirannia borbonica.Durante le tristi vicende del '99 "fu prescelta dal popolo tutto a tutelare i destini della Città minacciata gravemente da un corpo d'armata francese".
Lucera fu infatti raggiunta dal generale Duhesme per trattare pacificamente con la città, affinché accettasse l'ingresso delle truppe. L'ufficiale di marina, Eugéne Petit però venne ucciso e questo fece scaturire la rabbia dell'esercito, che decise di assaltare Lucera. Fu solo grazie all'intrepido coraggio della duchessa Maddalena Candida Mazzaccara che Lucera si salvò dal saccheggio. La duchessa infatti, fuoriuscì dalle mura della città in nome di Santa Maria Patrona, seguita dal simulacro della Vergine, che venne esposto fuori porta Troia. Dehesme, nel vedere l'icona mariana, rimase scioccato, riconoscendola come "la Donna dal viso bruno e dagli occhi d'incisiva potenza, che quella notte gli era apparsa in sogno a dirgli che lasciasse salvo il suo popolo". Duhesme decide quindi di rinunciare ai sui bellicosi propositi e di ritirare le sue truppe: la città fu salva. A ricordo di tale evento prodigioso fu opposta sulla facciata di Porta Troia la lapide sopra riportata.

Il ruolo delle donne e le loro vicende all’interno della Rivoluzione Napoletana e della successiva Repubblica, che durò solo centoquarantaquattro giorni, dal 21 gennaio, con la presa di Castel Sant’Elmo da parte di un gruppo di patrioti e intellettuali e la proclamazione della Repubblica Napoletana “una e indivisibile” al 13 giugno 1799 è stato molto importante.Quasi nessuno ha dato corpo e anima alle donne invisibili della Rivoluzione Napoletana, quelle che, ad eccezione di Eleonora de Fonseca Pimentel e di Luisa Sanfelice, non sono mai state ricordate sui libri di storia, pur avendo avuto un ruolo importante e avendo combattuto con onore e coraggio per gli ideali repubblicani, spesso pagando con la vita, il carcere o l’esilio il loro impegno.

Una donna di grande intuito ed insolito coraggio,fu Maddalena Mazzaccara, Comprese subito che la salvezza di Lucera dipendeva non solo dal comando delle truppe francesi che era in zona, ma anche dal Comando Generale di Napoli, presso il quale ella avrebbe potuto interessare suo cugino, il generale Federici. Questi era tenuto in grande considerazione dal comandante supremo Championnet in quanto esponente, tra i più in vista, del partito liberale.Per fare questo c'era bisogno di tempo.Come fare?Era necessario incontrare il generale Duhesme.

Donna Maddalena propose di compiere lei stessa questa missione insieme ai pochi dirigenti non ancora avviliti dal panico generale. Raggiunse, così, il campo francese accompagnata dal marito, D. Vincenzo Candida, dal fratello, D. Tommaso Mazzaccara, duca di Ripacandida, e dal sindaco, D. Matteo Cavalli. Chiese d'incontrare il generale Duhesme per avere con lui un colloquio. La delegazione fu ricevuta soltanto perché a capo di essa vi era una donna.
In segno di sottomissione della città di Lucera, la dama consegnò al generale Duhesme le chiavi di Santa Maria, le storiche chiavi donata dal decurionato lucerino nel '700 al simulacro dell'Augusta Patrona, recanti la scritta:"Civitas Sanctae Mariae". Spiegò che i liberali, i nobili e tanta altra brava gente erano ben disposti ad accogliere i Francesi, tanto che il giovane borgomastro ucciso era ospite del sindaco da diversi giorni e che l'attentato era stato commesso da qualche scellerato, e che non era giusto che pagassero degli innocenti. Chiese una tregua per interessare il generale Federici e si offrì, nel frattempo, come ostaggio insieme ai gentiluomini che l'accompagnavano.

Il generale Duhesme, al sentire il nome del generale Federici "a cui nulla egli poteva negare", concesse una tregua di tre giorni a condizione, però, che fossero scoperti gli attentatori e che alle truppe francesi fossero aperte le porte della città.
E così a Lucera, fu salva!

Francesco Alfonso Rosati di Monteprandone de Filippis Dèlfico -  Agenzia Stampa Italia

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