(ASI) Al "Quirino" di Roma, sino al 13 gennaio, è in scena - a cura di Compagnia dell' Alba e Teatro Stabile d' Abruzzo - il musical "A Christmas Carol", "Canto di Natale" ( versione italiana di Gianfranco Vergoni, direzione musicale, Gabriele De Guglielmo): ispirato al celebre romanzo breve di Charles Dickens, pubblicato, a Londra,  pochi giorni prima del Natale 1843.
Roberto Ciufoli, nei panni del protagonista, l' avaro ("molieriano" trapiantato a Londra, diremmo, nonchè "parente" del celebre Shylock shakespeariano ) Ebenezer Scrooge, insieme a una ventina di bravissimi giovani attori , regge per un'ora e 35 minuti la scena, trasportando il pubblico nella magìa della Londra vittoriana di metà Ottocento. Tra puritanesimo, frenetiche attività economiche da prima Rivoluzione industriale, povertà dilagante e nascente movimento operaio e filantropico ( siamo nel 1843: solo 5 anni dopo, in tutta Europa esploderanno le rivoluzioni liberali e democratico- radicali del 1848, e Marx pubblicherà il "Manifesto del partito comunista"). 
     Il 24 dicembre 1843, vigilia di Natale, di questo libro- uscito peraltro in edizione di lusso, con disegni del celebre John Leech, vignettista della storica rivista satirica "The Punch" - Dickens aveva venduto già 6.000 copie. Il romanzo, con forte spirito cristiano, parla della conversione di Scrooge, vissuto sino ad allora nel culto vero e proprio del danaro, a una vita basata invece sugli affetti familiari e  sulla doverosa partecipazione ai problemi degli ultimi (di cui l'avaro inizierà finalmente a interessarsi). Conversione favorita dalla visita notturna - che  Scrooge riceve tra la mezzanotte del 24 e le tre del 25 dicembre -prima del suo defunto socio in affari Jacob Marley , poi di tre spiriti ,impersonanti rispettivamente i Natali passati, il Natale presente  e i Natali futuri. Che in un'atmosfera tipicamente gotica e "british" mettono a confronto il vecchio col proprio passato, e lo portano a una vera e propria catarsi, che si manifesterà, gioiosamente, la mattina di Natale.
    Il teatro nel teatro, dunque; in questo testo ritorna la geniale invenzione di Shakespeare nell' "Amleto" ( Scrooge rivede, come appunto a teatro, le scene principali del suo passato, la situazione presente e il suo possibile futuro di dannazione). Ma torna potentemente anche la "Poetica" di Aristotele, col teatro come potente strumento di catarsi per gli spettatori (strumento che proprio in terra britannica, vari decenni prima, aveva funzionato egregiamente per alleviare la malattia mentale di Re Giorgio III). Ciufoli, come dicevamo, è perfetto nei panni di Scrooge: così come tutti gli altri interpreti. Le musiche originali sono dello statunitense  Alan Menken ( già autore di capolavori come le colonne sonore di "Aladdin", "La bella e la bestia", "Sister Act"). Le scene - che richiamano le atmosfere care a Tim Burton - sono di Gabriele Moreschi, regìa e coreografie di Fabrizio Angelini.
 
Fabrizio Federici    

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