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(ASI) Le tensioni tra Vladimir Putin e Donald Trump sembrano intensificarsi, ogni giorno di più, a causa del moltiplicarsi dei fronti di crisi nel mondo.

Le maggiori accuse occidentali degli ultimi giorni, nei confronti della controparte, riguardano la paternità degli attacchi informatici contro alcune istituzioni internazionali e nazionali, ma vi è anche il presunto dislocamento a Kaliningrad (al confine con la Polonia) di missili da crociera 9 M729 (SS–C-8 in codice Nato) da parte dei russi. L’azione porrebbe nel mirino i paesi dell’Alleanza Atlantica e sarebbe illegittima per il divieto di sviluppo, di tali vettori, sancito dal Trattato INF siglato da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov nel 1987. Bisogna aggiungere, a tale scenario particolarmente critico, anche le drammatiche evoluzioni della crisi siriana in seguito alla decisione della Russia di rafforzare le difese, dell’alleata Damasco, mediante la consegna del sistema missilistico S300 alle truppe del presidente Bashar al - Assad. La scelta “blinda” lo spazio aereo locale, tutelando il territorio da ulteriori eventuali bombardamenti e avviando una “guerra elettronica” caratterizzata da azioni di disturbo dei radar dei velivoli ostili. Il quadro geopolitico complessivo sembra complicarsi ora anche a causa di un nuovo elemento. Il ministero della Difesa di Mosca ha convocato una conferenza stampa, giovedì scorso, per comunicare nuove accuse contro la Casa Bianca. L’esercito americano starebbe sviluppando infatti armi biologiche in Georgia realizzate, molto probabilmente, anche in altri laboratori lungo il confine russo e cinese grazie ai “ fondi del pentagono”. La dura denuncia ai media è giunta durante l’incontro, organizzato al dicastero, con i giornalisti e gli addetti militari delle rappresentanze diplomatiche straniere. E’ stato divulgato, in tale occasione, un documento che dimostrerebbe la presenza, nell’edificio incriminato in Georgia, del brevetto di un drone per la diffusione di insetti portatori di colera. Questa nuova vicenda appare come una risposta asimmetrica agli sviluppi del caso relativo all’avvelenamento, dell’ex agente dei servizi segreti del Kgb Sergey Skripal e di sua figlia Yulia, avvenuto lo scorso marzo a Salisbury in Gran Bretagna. Il Regno Unito e i suoi partner hanno attribuito la paternità dell'azione a Vladimir Putin, accusandolo così dell'uso, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, di un'arma chimica sul suolo europeo.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia