Logo Palestina(ASI) "La solidarietà internazionale non manca, ma a quanto pare quella che c’è non è sufficiente. Lo scorso 5 marzo, in seguito alla decisione dell’Amministrazione Trump di chiudere il Consolato USA a Gerusalemme, il Portavoce dell’Unione Europea presso la Città Santa, Shadi Othman, aveva ribadito che la UE considera la Città Santa un territorio occupato e che gli Stati Membri sono concordi nell’idea di non spostarvi i proprio uffici diplomatici.

Di questo si era subito rallegrato il Ministero degli Esteri della Palestina, esprimendo “gratitudine per una posizione che è in linea con le risoluzioni internazionali e che contribuisce alla stabilità e alla pace nella regione”; salvo dover poi esprimere profondo sconcerto di fronte alla decisione dell’Ungheria, Paese Membro dell’Unione Europea, d3

aprire a Gerusalemme un “cosiddetto Ufficio diplomatico per gli scambi con Israele”. Di conseguenza, Riad Malki si è visto costretto a richiamare il proprio ambasciatore in Ungheria “per consultazioni”. Nel frattempo giungevano notizie preoccupanti anche dalla Romania, con il Primo Ministro Viorica Dancila che prometteva di muovere l’ambasciata a Gerusalemme. Fortunatamente, il Presidente rumeno Klaus Johannis ha voluto subito smentire questa decisione, denunciando “la totale ignoranza” del Primo Ministro in materia di politica estera e in merito alle decisioni importanti che riguardano lo Stato di Romania. In ogni caso, se questi sono gli amici, figuriamoci i nemici. Non sorprende che in mancanza di un sostegno internazionale continuo e coerente un tribunale israeliano, il 17 marzo, si sia permesso di stabilire la chiusura definitiva della Porta della Misericordia (Bab Al-Rahma) della Città Vecchia - su cui la potenza occupante non ha nessuna giurisdizione - dando al Waqf islamico che gestisce i luoghi sacri ai musulmani 60 giorni per fare appello. Il Ministero degli Esteri della Palestina ha subito denunciato come questa mossa indichi la volontà di Israele di impossessarsi dell’intera Spianata delle Moschee, in linea con le richieste dei gruppi di ebrei fanatici che intendono distruggere la Moschea di Al-Aqsa per costruire al suo posto un tempio ebraico. Per questo anche il Ministero degli Esteri della Giordania, a cui fa capo il Waqf islamico, ha voluto sottolineare come Gerusalemme Est e i suoi luoghi sacri siano territori occupati e non possano essere sottoposti al sistema giudiziario di Israele. Conseguentemente, la decisione del tribunale israeliano è “nulla e illegale”, come ha fatto sapere il Presidente Abu Mazen.

Vedi:

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=2YUddLa108662591763a2YUddL

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=HepzMEa108794885430aHepzME

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=ZKxLiQa108798692442aZKxLiQ

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=Hbxu4ea108799644195aHbxu4e

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=xVFgpda108825341526axVFgpd

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=FESo22a108840569574aFESo22

https://www.maannews.com/Content.aspx?id=782934

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=oPm8wea108879591447aoPm8we

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=ZkFPiHa108875784435aZkFPiH

http://www.arabnews.com/node/1472156/middle-east

 

 

Fonte: Newsletter dell’Ambasciata di Palestina Roma, Italia No 127 25 marzo 2019

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