(ASI) Tripoli – Subito dopo aver catturato la città chiave del Zawiya 50 km a ovest di Tripoli, i ribelli, sabato, aiutati da un pesante attacco aereo della NATO che ha iniziato dopo il tramonto, hanno sferrato l'attacco per conquistare la capitale. Per cui sono ore decisive per le sorti della Libia,la battaglia è aspra sul terreno, ma è fatta anche attraverso una guerra psicologica e a colpi di propaganda. Difficile in queste ore convulse avere il quadro esatto della situazione. Una cosa è certa a pagare di questa guerra interna sono i civili, ossia la inerme popolazione, proprio quella gente che la risoluzione 1973 dell'Onu con l' intervento militare esterno doveva proteggere. Invece, spudoratamente, la coalizione occidentale, che doveva essere imparziale, sotto la scusa dell'intervento umanitario è stata parte attiva della guerra civile ed è intervenuta, in favore del Consiglio Nazionale di Transizione di Bengasi. Un appoggio fondamentale delle potenze occidentali  per  abbattere il regime di Gheddafi.

In ogni caso la guerra civile libica potrebbe essere arrivata al suo epilogo. Da una parte i ribelli annunciano che hanno preso il controllo dell' Aeroporto Internazionale di Tripoli. Abdel Hafiz Ghoga, vice-presidente del Consiglio nazionale di transizione (NTC), ha dichiarato: "l'ora zero è iniziata" e che i ribelli a Tripoli sono "insorti" in coordinamento con le NTC.

Dall'altra il portavoce di Gheddafi, Ibrahim Moussa, ha dichiarato alla stampa che la città è sicura. Infatti il piccolo numero di forze ribelli che si era infiltrato nella capitale è stato affrontato e sconfitto dopo poche ore.

Ma alcuni dissidenti libici, rilamciano l'ipotesi che gli scontri a Tripoli sarebbero ancora in corso, hanno confermato che l''aeroporto militare è sotto il controllo dei ribelli. Così come ci sono altre aree dentro ed intorno a Tripoli che sono controllate dai ribelli e che questi sono in attesa di rinforzi per sferrare l'attacco finale al bunker di Gheddafi.

Però, Gheddafi questa mattina ha pronunciato un discorso in televisione di Stato. Nel messaggio audio, ha accusato i ribelli di aver distrutto il Paese che è stato qualcosa di inaccettabile nel mese sacro del Ramadan. Ha detto che le azioni dei ribelli 'erano fatte per interessi stranieri e sotto il falso pretesto della democrazia. Perciò i ribelli sono traditori che non rappresentano la Libia.

Più tardi, anche il figlio di Gheddafi Seif al-Islam, in un discorso mandato in onda sempre dalla tv di Stato, ha promesso di non "abbandonare la lotta", affermando che le forze governative "resisteranno per sei mesi, un anno, due anni" fino alla vittoria”. Però infine ha anche lasciato aperta la porta del dialogo. Infatti ha che il governo è pronto a colloqui con i ribelli solo nel caso che questi vogliano veramente la pace.