DirezionePd(ASI) Dieci giorni dalle elezioni che hanno consacrato Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Dieci giorni da quelle che hanno condannato negli stessi momenti il Partito Democratico di Matteo Renzi a un magro 18,7%, molto lontano dall’abbondanza dello storico 40,8% da record delle Europee 2014.

Quale Direzione- Nel pomeriggio di lunedì 12 marzo la direzione del Pd ha scelto: via Renzi, dimissioni irrevocabili e da mettere subito in atto, senza aspettare le mosse politiche dei rivali sulla formazione del governo, quindi cambio al vertice.
Alla sede romana in via del Nazareno è stata confermata la linea dura, quella dell’opposizione, senza raccogliere la mano tesa del M5s per un governo misto, mentre già Salvini, rispetto all’alleato di coalizione Silvio Berlusconi, rifiuta ogni accostamento ai Dem. Il vicesegretario Maurizio Martina per il momento sembra pronto a una gestione più collegiale del partito, sostenuta anche da Cesare Damiano e Nicola Zingaretti.
Unici franchi tiratori potrebbero essere i seguaci di Dario Franceschini, più volte flessibili verso la formazione di un esecutivo Pd-M5s, al prezzo della presidenza della Camera per il già ministro dei Beni culturali.

Iniziative a 5 stelle- Ma la partita si gioca in gran parte sulla scrivania di Di Maio e Salvini, i vincitori di queste elezioni e che quindi devono anche assumersene le responsabilità», come ha detto Renzi.
Il M5s con Pasquale Tridico, suo ministro del Lavoro in pectore e docente all’università di Roma Tre, ha già posto le basi del finanziamento del reddito di cittadinanza. Quest’ultimo è stato il termine più cercato su Google nelle ore precedenti al voto, come ha raccontato il sito di informazione statistica You Trend. Su questa proposta i pentastellati si giocheranno molta credibilità politica.
Per Tridico l’assegno di questo compenso si perde con il no a tre offerte lavorative, per chiarire che non sarà un finanziamento a vuoto, mentre i disoccupati in Italia sono all’11,1% e fra i giovani le statistiche parlano del 31,5% senza un impiego. Riguardo la spesa pubblica, la strategia pentastellata per superare i vincoli Ue sarebbe portare 13 milioni di cittadini inattivi nel mercato del lavoro, attraverso dei benefici nel sistema di collocamento. L’aumento della stima del Pil potenziale, secondo dati statistici, darebbe così all’Italia la possibilità di spendere di più senza sforare, poiché il «Pil potenziale» fa da denominatore nel rapporto con il deficit, il primo criterio valutato da Bruxelles.
Per ultima, ha proposto Tridico, la proposta di una «banca delle ore», con la quale i lavoratori potranno scegliere quando iniziare e terminare la giornata feriale, nell’ambito di una fascia a presenza obbligatoria. Per il M5s sarebbe un incentivo alla riorganizzazione produttiva delle imprese.

Prospettive del centrodestra- Nel frattempo a Palazzo Grazioli a Roma la coalizione di centrodestra ha fatto il punto sulle prossime mosse. Come Renato Brunetta ha ipotizzato una presidenza della Camera per il Pd, in alleanza con la coalizione Salvini-Berlusconi-Meloni, il leader della Lega ha gelato subito le trattative: «Non ci hanno votato per riportare Renzi, Gentiloni, Boschi e Del Rio al governo», ha ribadito Salvini, «Dobbiamo mantenere le nostre promesse, altrimenti non se ne fa nulla. Abbiamo il dovere di cancellare la legge Fornero, controllare l’immigrazione clandestina e ridiscutere i trattati europei. Tutto questo non lo faremo mai con il Pd».
Alla presidenza della Camera la lega vorrebbe invece il numero 2 del partito Giancarlo Giorgetti, anche se l’interessato preferisce smentire e scherzare: «Vorrei allenare la mia squadra, il Southampton, e salvarla dalla retrocessione».
Al Parlamento europeo, al posto di Salvini, potrebbe invece subentrare in futuro l’ex sindaco di Adro (Brescia) Oscar Lancini, famoso per aver tappezzato porte e finestre di una scuola del suo paese con il sole delle alpi leghista.

Lorenzo Nicolao – Agenzia Stampa Italia

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