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(ASI) E’ il giorno in cui si commemora l’uccisione di Mario Rostagno. Il noto giornalista freddato, il 26 settembre di 30 anni fa dalla mafia, non appena uscito dagli studi televisivi dell’emittente in cui lavorava.

La sparatoria era avvenuta a Valderice, in provincia di Trapani, nel 1988. Il presidente della Repubblica ha ricordato oggi questo professionista dell’informazione, con un messaggio, evidenziando che la vittima stava tornando “nella sede della comunità terapeutica che aveva contribuito a fondare a Lenzi, nella provincia di Trapani”. Sergio Mattarella ha messo in luce così, nel comunicato diramato ai media, l’esempio mostrato dal cronista mediante il suo impegno rivolto a quella realtà, al pari della coerenza nella testimonianza delle sue convinzioni e della passione civile mostrata nei confronti degli ideali in cui credeva. Il numero uno del Quirinale si è unito così al dolore della famiglia, degli amici, dell’ operatore dell’informazione e di quanti l’avevano conosciuto. La memoria di una vittima di mafia – si legge nella nota – “costituisce un monito per la società e per le stesse istituzioni. L’agguato venne concepito per fare zittire la sua voce libera nel denunciare le trame mafiose e i loschi affari”. Il suo assassinio – sottolinea l’inquilino del Colle – avvenne poco dopo quello del magistrato in pensione Alberto Giacomelli e del giudice Antonio Saetta , “nel pieno di una strategia terroristica decisa e attuata dai vertici dell’organizzazione criminale”.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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