dimaiozingaretti(ASI) Mentre Nicola Zingaretti per il Pd e Luigi Di Maio per il Movimento 5 Stelle  provano, faticosamente, a trovare un accordo per formare un nuovo governo, dopo l’inspiegabile, incomprensibile e irresponsabile affondamento del governo Conte da parte del “socio” Matteo Salvini, siamo travolti da un uragano di dichiarazioni, interviste, opinioni; infarcite, molte,  da intollerabili sciocchezze.

La cosa che non si può più sentire, tanto è scontata e banale, è quello che sostengono tutti coloro che dicono che bisogna andare al voto subito perché il Pd e il Movimento 5 Stelle sono due forze completamente diverse e che non si possono mettere insieme perché fino all’altro giorno si sono ferocemente insultate. E vederle insieme sarebbe un “tradimento”. Un’idiozia perché è quello che hanno voluto gli elettori il 4 marzo 2018. E le coalizioni, se in Parlamento non c’è un partito con la maggioranza assoluta, sono le regole della democrazia, non l’eccezione e men che meno un  “tradimento”.  Con la Lega di Salvini era avvenuta la stessa cosa, prima di arrivare a firmare, dopo quasi due mesi di trattative, altrettanto faticose, il famoso contratto. Certo che sono due forze diverse, per questo devono, prima di mettersi insieme, stabilire un programma di governo che vada bene ad entrambi. Sperando che lo facciano tenendo presente anche quelli che sono gli interessi degli italiani, non solo quelli propri e di bottega, come è avvenuto spesso. E stare vicino al popolo perché, purtroppo, non è, al di là degli impegni più o meno solenni, una cosa scontata. A ricordarcelo, basta guardare - riempendoci di vergogna - come hanno lasciato le zone terremotate del Centro Italia dopo tre anni dall’evento sismico.

Visti gli ostacoli che ci sono disseminati sul sentiero imboccato da Zingaretti e Di Maio qualche giorno fa ho scritto un articolo ipotizzando un monocolore 5 Stelle con l’appoggio esterno del Pd ed eventualmente di Leu (vedi: E se si facesse un monocolore 5 stelle con l’appoggio esterno del Pd?). Un governo di decantazione per un anno, dopo di che i due partiti potrebbero decidere se inserire nella compagine governativa anche esponenti del Pd per un governo che duri fino al termine della legislatura. Oppure, nel caso le cose non fossero andate bene, chiedere nuove elezioni.   

Fare le votazioni subito, invocate da tanti, non riesco a cosa possano veramente servire.  Certo, possono servire a Nicola Zingaretti, attuale segretario del Pd, un generale senza truppe, per mettere nel nuovo Parlamento i suoi al posto dei renziani, perché gli attuali gruppi parlamentari sono stati scelti e candidati (di notte) da Matteo Renzi, il precedente generale. Il quale, però, non vuole affatto perdere il potere che ha attualmente e non lo vogliono perdere nemmeno i suoi colonnelli, tanto che ha minacciato, in caso di elezioni subito, di fare un nuovo partito. Non è una cosa da nulla, anzi è clamoroso. Una bomba ad orologeria collocata sotto la poltrona di Zingaretti  che ora credo debba tenere nella giusta considerazione, perché è un rischio non solo per lui, ma per tutto il partito. Non vedo nemmeno vantaggi certi per Matteo Salvini dopo la rottura con i 5 Stelle. Intanto perché quel gesto, confuso e sgangherato, ha provocato molto sconcerto nell’opinione pubblico e dunque nell’elettorato. Matteo Salvini è apparso un leader che non si è capito cosa voglia fare veramente, e che esce notevolmente ridimensionato da quella esperienza. Un clamoroso autogol che fatalmente potrebbe pesantemente condizionare gli elettori.  Quei consensi che gli davano i sondaggi fino a qualche settimana fa non è affatto detto che li ritrovi nelle urne elettorali. Anche l’ambiziosa annessione di Forza Italia, o come si chiama adesso il partito di Silvio Berlusconi, è una grossa incognita.  Forse lo avrà capito anche lui, tanto che ora sta cercando di innescare quella patetica marcia indietro che sta facendo ridere (o piangere, considerando il livello di chi ci governa) tutta l’Italia. Quindi proprio chi pensa di poter trarre maggiori vantaggi dalle elezioni subito, vale a dire Zingaretti e Salvini, sono quelli che rischiano di più. Per questo non si capiscono alcune banali rigidità di Zingaretti nelle trattative con i 5 Stelle. Vedremo. Ma quello che più non si riesce a capire, e qui sarebbe opportuno l’autorevole intervento del Presidente della Repubblica, che anche andando subito alle elezioni la situazione potrebbe rimanere più o meno la stessa. Intendo, senza nessun vantaggio di chi questa scelta ha voluto, e, quel che è peggio, con le stesse difficoltà nella composizione del governo. L’unica cosa certa sarebbe l’aumento del debito nel bilancio dello Stato, appesantito di altri 800 milioni di euro.

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia