dugin1 copy(ASI) Abbiamo raggiunto telefonicamente il filosofo russo Aleksandr Dughin attualmente in Italia per una serie di importanti iniziative mentre in treno si stava recando ad Udine per prendere parte al convegno Identitas, uguali ma diversi insieme a Diego Fusaro, Giulietto Chiesa, Paolo Paron, Massimo Fini, Edoardo Sylos Labini, Guglielmo Cevolin ed Emanuele Franz.

L’incontro al Castello di Udine, patrocinato dall’amministrazione comunale e coordinato da Emanuele Franz è una delle tappe più attese del tour italiano dell’insigne studioso considerato molto vicino a Putin e profondo innovatore del dibattito politico e filosofico contemporaneo. Il professor Dughin, fedele ad una tradizione mistica e filosofica integralmente russa, è un fautore dell’amicizia, nel nome della Tradizione e dei valori spirituali comuni, tra i popoli e propone, in riferimento al sovranismo, una visione alta e articolata fondata su un’idea organica di libertà politica che nulla a che fare con i nazionalismi - e men che meno con il mondialismo- e che per questo si pone come la chiave di volta di domani per una ritrovata concordia civile, nella pari dignità di popoli culture e continenti diversi.

 

-Buongiorno professor Dughin forse ricorderà un episodio di qualche tempo fa, allorché il presidente Putin inviò agli alti funzionari dello Stato i libri di tre eminenti filosofi russi: Berdjaev, Solovev e Ivan Ilin, un gesto dal sapore marcatamente simbolico e pressoché singolare per un politico. A lei che impressione fece?

Credo che fu una scelta davvero simbolica e molto russa perché si tratta di testi che vertono sulla dimensione religiosa, Solovev fu il fondatore della filosofia religiosa russa ma noi russi, in realtà, non abbiamo che una filosofia: la filosofia religiosa. Solovev ha influenzato profondamente il pensiero religioso di Berdjaev che si può considerare il continuatore della sua opera, anche la scelta da parte di Putin del libro di Berdjaev, La filosofia della diseguaglianza, fu oltremodo significativa, ma questi due autori sono entrambi i più grandi rappresentanti della filosofia russa, allo stesso modo molto patriottica e mistica. Il terzo autore, Ivan Ilin, era il filosofo radicale del principio monarchico, per certi aspetti accostabile a Julius Evola, soprattutto nell’aspetto politico e culturale, era per la gerarchia per la verticalità e per l’ordine, radicalmente anti moderno e anti liberale. Si può dire che tutti e tre questi filosofi rappresentano il manifesto filosofico dell’identità russa, mai liberale e moderna nel senso occidentale, e che voleva incarnare una società mistica, sacrale, organizzata verticalmente ma aperta verso la contemplazione del divino. La monarchia, il potere degli Zar sono concepiti, dai nostri tre filosofi, come dei Pontefici, assi verticali, non solo uomini di potere ma che posti al servizio di un idea trascendente, di Dio. E’ molto importante questo aspetto sacrale e trascendentale effettuato dai filosofi menzionati e soprattutto, il gesto del nostro Presidente, è il segno che la Russia ritorna alle sue radici, ortodosse, profonde sacrali.

 

-Si può dire che il presidente Putin sia stato un precursore di ciò che oggi chiamiamo sovranismo?

Sì, sicuro. Il sovranismo, per Putin, è il valore più alto! La sua politica ha come al centro questa idea: che la Russia deve restaurare la sua sovranità che avevamo totalmente perduto con Gorbaciov ed Eltsin. Il sovranismo, la grandezza , l’indipendenza, l’autonomia , la libertà dello stato è precisamente il punto centrale della politica e della visione del mondo di Putin, in questo senso è un precursore del sovranismo perché questa per lui è l’idea centrale.

 

 -Come dovrebbero agire, secondo lei, le forze populiste italiane al governo nei confronti dell’UE?

Questo è il problema, che sto affrontando in tutti questi incontri. Credo che il problema non è solo che i Paesi europei che fanno parte dell’UE non sono sovrani ma che la stessa UE non è sovrana, è sotto il controllo degli americani, fa parte della Nato, i centri decisionali più importanti sono al di fuori della stessa Europa. Quindi sovranità non è solo il ritorno agli stati nazionali ma anche l’idea di riorganizzare l’Europa come entità geopolitica sovrana, grande spazio sovrano. Questo significa, nel contesto geopolitico di oggi, essere un polo nel mondo multipolare, polo indipendente dagli Stati Uniti ma anche dagli altri poli, dalla Cina, dalla Russia etc. L’importante è che l’essenza del sovranismo non può essere realisticamente pensata solamente nel senso del ritorno degli stati nazionali, gli stati nazionali saranno sovrani nella misura in cui l’Europa sarà sovrana. Va ricordato infatti che gli stati nazionali non erano pienamente sovrani già prima dell’Unione Europea, nel senso che, durante l’epoca del bipolarismo, i centri decisionali erano già fuori dell’Europa, per questo l’uscita dall’UE non è la soluzione sufficiente, a mio parere: il sovranismo integrale e completo deve svilupparsi nel contesto della lotta per ricreare un’ Europa sovrana.

 

-Da alcuni giorni lei è nel nostro Paese a tenere una serie di conferenze proprio per illustrare i punti salienti della Quarta Teoria Politica e in più occasioni ha affermato che l’Italia del governo “sovranista e populista” si trova oggi ad assumere una posizione molto importante nel contesto internazionale, può spiegarci cosa intende?

In questo viaggio ho appurato che in Italia da una parte c’è il governo giallo- verde, legittimato politicamente da un forte sostegno popolare e che rappresenta l’approssimazione al populismo integrale, populismo di destra e di sinistra: una grande vittoria politica certamente, importante anche sotto il profilo simbolico, soprattutto nell’ultima affermazione della Lega. Ma ho scoperto che questa volontà popolare, questa legittimazione, è fortemente limitata all’amministrazione mentre il potere culturale è largamente nelle mani dei nemici di questo governo. Questa è la conclusione più importante del mio viaggio: il terreno culturale, nonostante la vittoria politica, rimane sempre nelle mani degli avversari del sovranismo e della volontà popolare, un abisso separa questa volontà dai gruppi che dominano nella cultura e che sono integralmente globalisti. Questa non è la lotta dell’Italia sovranista contro l’UE ma dei popoli europei rappresentati dall’Italia contro la dittatura del fanatismo globalista intollerante e anti democratico. Oggi c’è una sfida a Salvini, a Di Maio, allo stesso popolo italiano ed è la sfida culturale, una lotta veramente campale. Si pensi agli attacchi che io stesso ho subito in un Paese amico come l’Italia: nei Paesi dove governano le forze populiste si moltiplicano gli attacchi velenosi, faziosi del potere culturale globalista contro tutti coloro che vengono identificati come potenziali nemici pericolosi, attacchi che si basano generalmente su demonizzazione manipolazione e isterismo: entriamo nel momento delle guerre culturali. Se la conduzione di questa guerra continuerà ad essere monopolio delle elites ultraliberali e globaliste il vantaggio strategico sarà sempre dell’avversario delle forze sovraniste, democratiche e populiste.

 

 A questo proposito, Professor Dughin, potrebbe introdurre alcuni elementi per la comprensione della Quarta Teoria Politica e del Soggetto Radicale?

La Quarta teoria politica è l’invito a sviluppare una teoria critica della potenza ideologica egemone del XXI secolo, il liberalismo, senza cadere nel comunismo nel nazionalismo o nel fascismo, che credo siano trappole ideologiche. Il terzo totalitarismo è quello liberale, è quello peggiore perché è l’unico rimasto, e per poterlo combattere occorre oltrepassare i vecchi impianti ideologici ormai inefficaci e spesso strumentalizzati dal sistema e appunto andare oltre, nella direzione della Quarta teoria politica che presuppone una messa in discussione integrale, radicale del Moderno e quindi muove da un orizzonte che il totalitarismo liberale non può in alcun modo assorbire. Il Soggetto Radicale appartiene alla filosofia all’antropologia alla metafisica, perché credo che oggi noi entriamo nella fase in cui la natura dell’uomo si trasforma, è molto probabile che perderemo la nostra umanità in favore dell’intelligenza artificiale, in un’epoca in cui l’utopia del transumanismo minaccia da vicino l’umanità. Avvicinandoci alla fine dell’umanità bisogna provare con tutte le forze a ridefinire l’uomo, a tornare ad interrogarci sulla sua interiorità, sulla sua natura, sulla sua corretta definizione. Per questo, credo, il concetto di Soggetto Radicale si avvicina a quello heideggeriano di Dasein, la figurazione concettuale dell’Io sono. Questa figura del Soggetto Radicale appare alla fine, nel periodo più oscuro della civiltà nel mezzo del caos e non prima, come nella poesia di Holderlin dove ciò che salva appare nel massimo pericolo: all’apice del processo in cui l’umano rischia di essere annichilito dal trans umano. E’ l’ emergenza assoluta dell’interiorità dell’uomo.

 

 Di recente una nota azienda mondiale di e-commerce ha bandito i suoi testi dal proprio sito internet, inoltre, proprio durante questo ciclo italiano di conferenze, ha subito attacchi di vari natura, venendogli addirittura negate sale pubbliche ed aule universitarie, invitato ad intervenire al convegno Identitas di Udine in video conferenza Noam Chomsky, il grande linguista americano, ha dovuto ritirare la sua adesione dopo forti pressioni. Come spiega questo ostracismo nei suoi confronti?

Come ho detto prima, la guerra contro il totalitarismo liberale e globalista è oggi una guerra culturale, una guerra che l’avversario conduce senza esclusione di colpi e in modo quasi sempre sleale. Dobbiamo comunque essere sempre pronti a sostenerla.

 

Mario Cecere e Redazione Agenzia Stampa Italia