(ASI) Justin Fashanu era uno degli attaccanti più promettenti del calcio inglese tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, la sua rapidità in area ed il suo saper segnare in ogni modo non poteva passare inosservato.

Col piccolo Norwich Fashanu aveva esordito col botto, realizzando la bellezza di 35 reti in 90 presenze tra il 78 e l’81, così all’età di 20 anni (Justin era del 1961) si ritrovò ad essere tra i principali obiettivi di mercato delle big di Premier.

L’Arsenal lo voleva, il Tottenham lo voleva, ma Justin Fashanu voleva solo il Nottingham Forrest. Il club allenato da Brian Clough era reduce dalla clamorosa vittoria della seconda coppa dei campioni consecutiva, l’occasione di far parte di un gruppo tanto glorioso allettava troppo il giovane “colored”, il quale quando la proposta del Nottingham arrivò non ebbe la minima titubanza. Per averlo il direttore sportivo Peter Taylor sacrifica dalle casse del club un milione di sterline tondo tondo, rendendo il giovane attaccante il primo calciatore di colore a costare tanto.

Che rivincita per il figlio di un avvocato nigeriano, che dopo il divorzio dei genitori fu spedito in una casa-famiglia (la Barnardo’s home) assieme al fratello John. Anche John (lui nato nel 1963) era un calciatore d’attacco, sebbene con risultati più modesti anche lui mosse i suoi primi passi nel Norwich, rispetto al fratello era molto meno dotato, ma disposto a tutto pur di avere successo; ed il successo per lui sarebbe arrivato qualche anno dopo a Wimbledon, ma arriverà a rinnegare suo fratello pur di restare sul “carro”.

Percò purtroppo a volte nella vita i sogni possono trasformarsi in incubi, gli idoli in persecutori. Questo accadde a Justin Fashanu, perché il suo trasferimento al Forrest e la conoscenza di Brian Clough, rappresentarono per lui l’inizio della fine.

L’attaccante non si ambientò praticamente mai, lo stile di gioco palla a terra fatto di combinazioni strette e triangolazioni sullo stretto non esaltava le sue caratteristiche, ma ciò che veramente stimolò l’odio dell’allenatore nei suoi confronti furono le dicerie sulle sue frequentazioni notturne. Justin Fashanu a volte frequentava bar gay, le chiacchiere sulla sua teorica omosessualità crescevano ogni giorno, il che lo mise in cattiva luce nei confronti dei compagni e, come detto, mosserò in Clough un sentimento di rabbia nei suoi confronti: al termine di un allenamento di fronte a tutti i compagni l’allenatore chiese a Fashanu:

“Dove vai se vuoi una micca di pane?”, Justin rispose “da un fornaio immagino”, Clough incalzò  “dove vai se vuoi un cosciotto d'agnello?”, il ragazzo “da un macellaio”, e Clough concluse “ allora perché continui ad andare in quei cazzo di locali per froci? Di cosa hai bisogno”.

La spaccatura divenne totale, il vaso di pandora era ormai scoperchiato, i sogni di gloria, di trofei e di una convocazione in nazionale parevamo frantumati, per il giovane “colored” era ora di andarsene e cercare rilancio altrove. Tentò di rilanciarsi prima con la maglia del Notts County (dopo una breve parentesi al Southampton), dove mise a segno una ventina di reti in 2 stagioni e mezzo, poi col Brighton, ma in Inghilterra le voci sulla sua omosessualità si erano espanse a macchia d’olio e l’onta che arrecarono sulla reputazione dell’attaccante, lo costrinse ad emigrare negli “States”. 

Alessandro Antoniacci-Agenzia Stampa Italia