leonziovsbari(ASI) Sigmund Freud amava paragonare la Sicilia ad un’orgia inaudita di colori, di profumi, di luci. Una grande goduria, almeno secondo il padre della psicoanalisi.

 

Cornacchini avrà sicuramente letto qualche testo di Freud prima di raggiungere Lentini. Lettura trasmessa anche ai suoi calciatori dopo la sconfitta di Avellino. In Irpia i sostenitori biancorossi hanno assistito,-sempre per citare Freud-, ad una repressione della libido da parte della squadra.

Nella gara di coppa l’undici di Cornacchini, soprattutto nella ripresa, aveva palesato disagio e difficoltà. Una lezione utile, un bagno d’umiltà che ha permesso al Galletto di comprendere che il sole non sorge per ascoltarlo cantare.

E poco importa se il Catania dell’ex Camplone ha spazzato via quello stesso Avellino con un punteggio tennistico. Shakespeare consigliava di non mettersi mai tra il drago e la sua rabbia. Lo stesso drammaturgo e poeta inglese avrebbe consigliato a Vito Grieco, un altro ex, di non mettersi mai tra il Gallo e la sua rabbia.

La svolta intorno alla mezz’ora del primo tempo quando Cornacchini ha cambiato modulo passando al 4-3-1-2 con Terrani dietro le punte. E proprio l’ex Piacenza si è guadagnato il rigore con cui Mirko Antenucci, un lusso per la categoria, ha portato in vantaggio il Bari.

Ci sarà qualche buongustaio dal fine palato, ferreo sostenitore del Tiqi Taqa, pronto ad affermare che senza Frattali il Bari non avrebbe vinto. La risposta sarà scontata: i portieri servono a parare, anche in Lega Pro. Un campionato difficilissimo. Si chieda pure a Robur Siena, Cesena e Casertana.

Il Bari doveva vincere e l’ha fatto. Per convincere servirà tempo, e non serve scomodare Freud per comprenderlo. Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Raffaele Garinella-Agenzia Stampa Italia

@ga_raf

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