federzoni1(ASI)"Il 19 giugno 2019 la Fondazione “Nuova Antologia” (Firenze, via di Pian dei Giullari 139“), presieduta dal prof. Cosimo Ceccuti, organizza la presentazione del Diario inedito (1943-1944) di Luigi Federzoni (ed. Angelo Pontecorboli, Firenze), da inizio Novecento capofila dei nazionalisti italiani, monarchico,  deputato dal 1913, interventista, volontario nella Grande guerra, decorato al Valor Militare, fautore della fusione tra nazionalisti e Partito nazionale fascista (febbraio 1923) dopo l'avvento del governo Mussolini (30 ottobre 1922) proprio per rafforzarvi la componente libera-nazionale contro quella repubblicana e potenzialmente sovversiva. Ministro delle Colonie, dell'Interno dopo l' “affare Matteotti” (1924-1926), nuovamente alle Colonie sino al 1929, Federzoni fu tra i promotori della Conciliazione tra il Regno e la Chiesa cattolica (11 febbraio 1929).  

Eletto alla presidenza del Senato poco dopo il suo ingresso alla Camera Alta, rivestì cariche istituzionali e culturali di prestigio (tra cui la presidenza della “Nuova Antologia”) ma venne emarginato dal potere politico. Non nascose la sua avversione alla guerra per la conquista dell'Etiopia, alle leggi razziali e ad altri colpi di mano del Duce ai danni della monarchia. Con Dino Grandi fu l'artefice dell'odg che il 25 luglio 1943 chiese al Re di assumere tutti i poteri statutari e mise fine al regime mussoliniano. Condannato a morte dal Tribunale di Verona (gennaio 1944), rifugiato nell'ambasciata portoghese presso la Santa Sede, dopo altre vicissitudini in  clandestinità riparò esule in Brasile e poi Portogallo (1946-1951), inseguito dalla condanna all'ergastolo comminatagli in aggiunta alla decadenza da senatore. Tornato in Italia approntò opere memorialistiche uscite postume.

Il Diario inedito, impeccabilmente curato dalla dott.ssa Erminia Ciccozzi dell'Archivio Centrale dello Stato (al quale l'originale venne donato) si vale di un'ampia prefazione del prof. Aldo G. Ricci, già sovrintendente dell'ACS, e di altri apparati, incluse  sue riproduzioni fotografiche. Alla pubblicazione, caldeggiata con superiore distacco critico da Guglielmo Adilardi e da Giancarlo Maiani, ha concorso l'Istituto intitolato al gran maestro del Grande Oriente d'Italia e presieduto da Paolo Giuntini, l'Associazione di studi sul Saluzzese, presieduta dall'avv. Attilio Mola, la Consulta dei Senatori del Regno e la Associazione di studi storici Giovanni Giolitti.

Lo statista piemontese, liberaldemocratico, autore di profonde riforme volte al progresso civile degli indigenti, apparentemente fu lontanissimo da Federzoni (e viceversa), Melius re perpensa essi risultano due volti dell'ampio ventaglio delliberalismo italiano da Cavour a Crispi, da Giolitti e Croce a Gentile.

 Il volume propone un panorama straordinario della distanza incolmabile tra senso dello Stato, proprio dei liberali, conservatori, e movimentismo: il dualismo remoto e attuale alla radica della crisi permanente dello Stato sorto dal Risorgimento e dall'unificazione nazionale".                                                            

Lo dichiara in una nota l'Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti.

               

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