137979475 15553724775511n(ASI) Si attesta al 6,4% il dato della crescita del PIL in Cina nel primo trimestre di quest'anno, lo stesso identico valore registrato nel quarto ed ultimo trimestre dell'anno precedente. È quanto certifica oggi in un comunicato stampa il Dipartimento Nazionale di Statistica del Paese asiatico, aggiungendo che nei primi tre mesi del 2019 il prodotto interno lordo cinese ha toccato quota 21.343 miliardi di yuan, pari a 3.180 miliardi di dollari.

Solido resta il ruolo trainante dei consumi, che continuano a sostenere la domanda - anche grazie all'aumento del reddito disponibile pro-capite, pari al 6,8% sull'anno precedente e allo 0,2% sullo stesso periodo del 2018 - e a guidare l'economia, contribuendo al 65,1% della crescita segnata nel primo trimestre. Conferme arrivano anche dai dati relativi ai servizi, in crescita del 7,4% nel primo trimestre rispetto all'anno precedente, per un settore che, nel primo trimestre, vale complessivamente 12.232 miliardi di yuan, pari al 57,3% del PIL del periodo: un valore aggiunto sul totale del prodotto interno lordo che sale dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per l'industria e l'agricoltura, invece, la crescita è pari rispettivamente al 6,1% e al 2,7%. Buoni, sempre nel primo trimestre, anche i numeri relativi al commercio estero e agli investimenti immobiliari, in crescita rispettivamente del 3,7% e dell'11,8% sull'anno precedente.

I dati confermano in sostanza le previsioni del governo e mettono in luce le tendenze dello sviluppo economico del Paese nel corso degli ultimi cinque anni, da quando, cioè, la Cina è entrata in una fase di "nuova normalità" che ha visto crescere l'economia a ritmi compresi fra il 6 e il 7%, a significativa distanza dai tassi a doppia cifra del ventennio precedente. La qualità è il parametro che il presidente Xi Jinping ha anteposto alla quantità in questo nuovo percorso del Paese verso la cosiddetta «modernizzazione socialista». Il processo non riguarda soltanto l'avanzamento dei settori manifatturieri, a partire da quelli più innovativi, lungo le catene globali del valore, come indicato dal piano Made in China 2025, ma anche il generale miglioramento nell'erogazione di servizi sia pubblici che privati.

La riforma strutturale dell'offerta, che ha caratterizzato questa fase, sta gradualmente riducendo la presenza dello Stato nel processo di allocazione delle risorse, ambito in cui già da anni la leadership aveva indicato la necessità di assegnare un «ruolo decisivo» al mercato. La presenza dello Stato si espande invece per quanto riguarda il welfare, campo nel quale la politica deve adoperare gli strumenti necessari a correggere gli errori o gli squilibri generati da quella che lo stesso Xi Jinping ha definito una «crescita sbilanciata», contrapposta alle aspirazioni della popolazione ad una migliore qualità della vita. In particolare, ambiti come la tutela dell'ambiente, la sanità, l'istruzione, l'assistenza e la cura di anziani e disabili vedono oggi il governo porsi in un ruolo proattivo, più forte del passato.

Il presidente Xi, oggi in visita nella vasta municipalità di Chongqing, ha richiamato nuovamente tutti al massimo sforzo per combattere le sacche di povertà ancora presenti nel Paese. Proprio le grandi concentrazioni delle megalopoli, o Chengshi qun, come quella da circa 34 milioni di abitanti di Chongqing, stanno sottoponendo la leadership all'opera di elaborazione di un'ambiziosa pianificazione finalizzata alla razionalizzazione urbana e logistica che, nell'idea del governo, dovrà far convergere l'obiettivo di decongestionare e semplificare il traffico urbano e quello di creare nuovi contenitori e spazi intelligenti.

Emblema del recente orientamento urbanistico è la Nuova Area di Xiongan, una vera e propria smart city lanciata due anni fa, in costruzione da oltre un anno e pensata allo scopo di liberare dai servizi non-essenziali e dall'elevata mole di traffico la Regione Metropolitana di Jingjinji, un agglomerato da circa 115 milioni di abitanti stanziato nel Nord del Paese e formato dalle municipalità di Pechino, da quella di Tianjin e dalla Provincia dello Hebei. Xiongan, tuttavia, non sarà una mera città-satellite della capitale ma sta già diventando un centro di innovazione e ricerca per colossi digitali nazionali come Alibaba, che si sta occupando della gestione dei big data relativi ai servizi pubblici e dei servizi fintech, e Baidu, che sta sperimentando nuove modalità di trasporto incentrate sui veicoli a guida autonoma.

La città dovrà fornire servizi pubblici di alto livello, a cominciare da trasporti comodi e veloci, ospitare aziende hi-tech o comunque ad alto valore aggiunto, rispettare i più avanzati parametri di eco-sostenibilità e, più in generale, creare un ecosistema accogliente per cittadini e imprese. Non lontana dai criteri urbanistici e logistici della efficientissima città-Stato di Singapore, Xiongan dovrà diventare entro il 2035 il fiore all'occhiello della Repubblica Popolare Cinese, un'area di riferimento per tutto il resto del Paese, così com'era avvenuto negli anni Ottanta per Shenzhen, emblema dell'industrializzazione, e negli anni Novanta per Shanghai, emblema della finanziarizzazione. «Xiongan sarà l'eredità che lasceremo alle future generazioni», ha detto Xi Jinping lo scorso anno in conferenza stampa. C'è da credergli.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

 

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